Da Hong Kong a Londra, prove tecniche di helicopter money

La città asiatica distribuisce denaro a tutti i cittadini Anche Trump ci pensa La BoE finanzia le imprese emettendo moneta senza pesare sui conti pubblici

Hong Kong, Londra, forse Washington. È il momento di pensare pragmaticamente all’impensabile. Occorre affrontare una crisi plurima dai contorni radicalmente incerti, da affrontare in molti casi con bilanci pubblici già sotto sforzo. È così che l’helicopter money, un esperimento mentale diventato all’inizio del secolo una politica a disposizione per situazioni estreme, diventa in forme diverse, qualcosa da sperimentare o almeno valutare concretamente.

Dare denaro a tutti, imprese o famiglie, gratuitamente o quasi (anche per i governi) – come se fosse lasciato cadere dall’alto, da un elicottero che appare – come uno degli strumenti per affrontare la crisi di liquidità delle imprese e di molte famiglie, che devono pagare stipendi, fornitori o fare spese ma vedono ridurre i ricavi. Gli strumenti tradizionali di politica monetaria iniettano liquidità nel sistema finanziario e bancario, ma non c’è alcuna garanzia che da qui scenda verso aziende e consumatori. L’helicopter money, come le altre misure di politica economica, non farà riaprire negozi e imprese né farà tornare i cittadini alla vita normale – in questo senso è importante la tempistica di questa misura – ma può essere utile.

A Hong Kong, che dopo il lockdown decis o a gennaio sta tornando lentamente alla normalità, il governo sta per esempio distribuendo denaro a tutti: ogni cittadino maggiorenne riceverà entro aprile l’equivalente di 1.200 euro, e ognuno dei 70mila dettaglianti 10mila euro. Non è cosa diversissima, in realtà, dai 1.500 euro che la Francia darà alle microimprese che abbiano perso almeno il 70% del fatturato a marzo, o ai 600 euro che l’Italia verserà a partite Iva e co.co.co, ma la città autonoma cinese può permettersi di essere molto più generosa e premiare tutti: il suo debito pubblico è pari a zero (secondo i criteri dell’Fmi) e il governo ha, per di più, accesso a un ricco portafoglio finanziario. 

Paesi molto indebitati come quelli europei non possono permettersi manovre del genere (e in futuro bisognerà ripensare al tema dello spazio fiscale per le grandi emergenze). Negli Stati Uniti alcuni deputati repubblicani hanno proposto di versare mille euro a ciascun americano, e il piano ventilato da Donald Trump, di distribuire ai contribuenti 500 miliardi in due tranche ravvicinate (con ammontari legati alle dimensioni della famiglia e al reddito) va in questa direzione. Sarà interessante capire come sarà finanziata questa politica e se metterà a rischio la sostenibilità del debito americano.

Lo schema, finora teorico, dell’helicopter money permette infatti anche di superare questa difficoltà, anche se costi e vincoli – evidentemente – crescono. Il nuovo fondo predisposto dalla Bank of England, la Covid Corporate Financing Facility, acquisterà commercial paper dalle grandi aziende del Paese, creando riserve addizionali – detto in linguaggio non tecnico (e scorretto): stampando moneta – ed evitando così di pesare sui bilanci pubblici. Il governo ha solo posto una garanzia statale su questi debiti in modo da evitare che la banca centrale subisca perdite.

È qualcosa di molto simile al modello di helicopter money proposto nel 2002 da Ben Bernanke allora componente del board della Fed (di cui è poi diventato presidente). Nel caso britannico il denaro non cade su tutti, ma va solo alle imprese che sono però le prime a dover affrontare difficoltà sul fronte della liquidità: la manovra ha anche l’obiettivo di evitare quei licenziamenti che scaricherebbero quei problemi dalle aziende ai lavoratori. Aiutare le famiglie non è meno importante ma diventerà cruciale all’inizio della riapertura delle attività.

Bernanke proponeva in realtà uno schema persino più semplice rispetto a quello usato da Londra: il problema, nel 2002, era il rischio di deflazione, e il banchiere centrale disegnò, come misura estrema, un taglio delle imposte sostenuto da un quantitative easing che impedisse il rialzo dei tassi.

Si potrebbe anche andare oltre. Jordi Galì, economista “ortodosso” dell’Università di Barcellona, ha proposto in un post su voxeu.org (“Helicopter money: The time is now”) di finanziare le spese pubbliche necessarie per affrontare la carenza di liquidità delle imprese e delle famiglie creando riserve della banca centrale. Basterebbe aprire un conto a favore dei governi, oppure “cancellare” i bond acquistati con il quantitative easing. È una misura estrema, forse una provocazione, che incontrerebbe vincoli giuridici e costi in termini di pressioni inflazionistiche, in una fase in cui è difficile capire dove andranno i prezzi. Anche se la vera controindicazione è un’altra: la difficoltà di tornare indietro, una volta che si sia concesso ai governi, spesso poco attenti, di spendere senza vincoli né obiettivi precisi.

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